2006 Anno internazionale della desertificazione


Il 2006 sarà l’anno internazionale dei deserti e delle desertificazioni. Lo ha deciso l’ONU, per cercare di dare una maggior attenzione al problema che investe da sempre l’Africa.
Di questo e di altri aspetti si è occupato in questi giorni il mensile Nigrizia, in un articolo firmato da Luciano Ardesi.
Ciò che mi ha colpito maggiormente riguarda la terminologia: desertificazione, infatti, non significa avanzata del deserto, bensì “un processo di degrado dei terreni nelle zone aride o semi-aride, dovuto a molteplici cause, che creano situazioni simili ad un deserto, senza che queste regioni ne siano necessariamente contigue”.
L’Africa è particolarmente colpita da questo fenomeno: contiene infatti la zona più arida del mondo (il Sahara) e circa il 25% della desertificazione del mondo è presente proprio nella zona sub-sahariana.
Fino al secolo scorso, nella zona adiacente al Sahara, le colture agricole e gli alberi da cui ricavare legna da ardere permettevano ai terreni di rigenerarsi in modo costante, mantenendo in perfetto equilibrio l’ecosistema. L’allevamento si “armonizzava” rispetto all’andamento delle colture, permettendo quindi di superare momenti di crisi climatiche-ambientali.
Purtroppo, più che dall’aumento della temperatura del pianeta, che sta facendo diminuire in modo incredibile i volumi di fiumi e laghi (il Niger settentrionale si sta via via asciugando, il Lago Ciad è diminuito di un quinto..), la situazione è aggravata dall’aumento demografico. I popoli nomadi si spostano in massa e con loro anche le abitudini, quali l’agricoltura a colture permanenti, che distruggono tutti i terreni già in condizioni precarie, impedendo la ricrescita di nuove piante o la riserva di acqua. Aggiungiamoci anche lo sfruttamento intensivo dell’ecosistema esistente e delle risorse.
La conseguenza peggiore di questa situazione è la povertà, sottoforma di crisi alimentare e sanitaria.
Si tratta perciò di un circolo vizioso, che porta con sè anche la rovina di numerose specie animali, cacciate dai bracconieri.
Molti stati africani si sono dati dei piani nazionali per contrastare questo problema gravissimo, ma non esiste ad oggi un programma continentale super-partes, in grado cioè di far collaborare le diverse nazioni impegnate nella stessa lotta.
E’ quindi necessario un intervento politico, svolto anche da paesi non africani, che con l’aiuto dell’ONU possa affiancarsi alle civiltà indigene per poter porre rimedio, prima che sia troppo tardi.

Fin qui il riassunto dell’articolo…
Io però ho una mia opinione: noi europei stiamo dando una grossa mano nella distruzione dell’Africa, organizzando finte guerre razziali che nascondono invece interessi economici (come le miniere di platino, uranio e diamanti centrafricane), pilotando politicamente i paesi strategici, tacendo sulle porcherie commesse dai popoli colonizzatori in questi ultimi 100 anni..

Non basta l’ONU, servirebbe invece un’inversione di tendenza da parte nostra, servirebbe maggior cultura.
Ci sono moltissime organizzazioni che si stanno muovendo per l’Africa in questi anni, se siete interessati a maggiori dettagli contattatemi.

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