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Editoriale - 11 settembre 2005


Quattro anni fa a New York veniva scritta una delle pagine più tristi della storia moderna. La distruzione delle Torri Gemelle non ha segnato solo la Grande Mela, ma ha dato inizio ad una catena di eventi che hanno dipinto di nero le nostre giornate.
Non ho l’ambizione di dirvi PERCHE’ sia stato organizzato quell’atto terroristico, anche se ammetto di non essere assolutamente convinto delle misere spiegazioni date dagli Stati Uniti in merito alla vicenda.
Per la prima volta l’America, per la prima volta in TV 24 ore su 24, per la prima volta noi della generazione degli anni 70 abbiamo sentito parlare di terrorismo e lo abbiamo visto… Gli anni di piombo, le Brigate Rosse, Piazza Fontana sono eventi che non abbiamo vissuto o non avevamo capito fino a quell’11 settembre. Questo evento mediatico, seguito dai network americani come si fa nella notte degli oscar, ci ha accompagnato per giorni, settimane, diventando il simbolo di questo giovane 21° secolo.
Solo che… solo che non tornano i conti. Ci sono altre disgrazie, altri scempi compiuti dai governi “bianchi” cosiddetti “occidentali” (perchè occidentali? La terra è - quasi - rotonda, siamo sempre ad occidente di qualcuno e oriente di qualcun altro….) in Africa, Asia e Sud America..
Ma non ci scandalizziamo se vediamo morte e distruzione in altri paesi, in Iraq ad esempio. Ci sono milioni di persone in balia di interessi economici di un potere oligarchico, che non si preoccupa della sicurezza e della vita della gente, ma soltanto di proteggere investimenti. Perchè mai noi non ci preoccupiamo? Non ci sentiamo minacciati da coloro che devastano i paesi africani o mediorientali?
Ai familiari delle vittime delle Twin Towers va di sicuro tutto il mio cordoglio, perchè anche per loro non c’è una risposta esauriente… una spiegazione che li conforti, sebbene per poco.
Il mio pensiero, però, va anche ai milioni di persone che perdono i loro cari ogni giorno per le “guerre preventive”, per le azioni dei finti “costruttori di pace”, per i test chimici effettuati dai governi ad insaputa della gente (come in Asia e Stati Uniti), per le barche che affondano nel tentativo di raggiungere la libertà in Italia, per il troppo lavoro in condizioni disperate nei campi di caucciù o nelle miniere di diamanti (nel nome del progresso dei produttori di pneumatici o di gioielli).

Di New York e dei suoi abitanti ammiro soprattutto la rapidità con cui si stanno buttando alle spalle questo ricordo, loro che probabilmente non hanno colpe. Ammiro la loro voglia di ricominciare, di ricostruire, di riprendersi ciò che gli è stato tolto, ammiro la loro unione, che noi soltanto ci sognamo. Ammiro quelli che dicono “noi non vogliamo più vivere nella paura, noi vogliamo una società diversa”…

E questo è il messaggio importante: la società deve cambiare… ma siamo noi a dover cominciare nel nostro piccolo, perchè ogni singolo individuo può cambiare la storia. In meglio…